Nelle ultime settimane sui giornali statunitensi hanno cominciato ad apparire, come le prime gocce di un aquazzone, notizie e servizi riguardo a molti temi “proibiti” fino a poco prima - a ricordare che, malgrado la corsa in atto da novembre a lasciarsi alle spalle il passato, le conseguenze di certe azioni non svaniscono in una notte elettorale. Oggi è stato il turno questo editoriale (versione abbreviata di questo).
Il documento di turno è il rapporto degli inviati del CICR “invitati” a Guantànamo (o “Gitmo”, come dicono qui) per intervistare 14 prigionieri “messi a disposizione” dell’amministrazione. Le interviste non erano destinate ad essere divulgate: sarebbero stati atti classificati del CICR, trasmessi soltanto, quando i prigionieri consentivano, ad alcuni alti ufficiali della C.I.A. Il giornalista non è l’ultimo arrivato, sembra, e non dice per quali canali abbia ottenuto questo documento. Il CICR non ne era al corrente, e si rammarica che la cosa sia stata fatta pubblica in questo modo - rompendo la promessa fatta ai detenuti.
Devo dire che abbastanza presto nella lettura mi sono accorto che non avrei dormito bene stanotte, e ho dovuto intervallare la lettura con “diversivi” quali lavare i piatti o preparare un the. La cosa peggiore è che questa non è finzione, e non ha neanche quel che di “spettacolare” che ti permette di pensare che le scene di “Slumdog Millionaire” non siano poi corrispondenti alla realtà. Qui ci sono questi 14 che non si sono mai visti l’un l’altro, e che raccontano tutti sorprendentemente le stesse, raccapriccianti cose. Mi immagino che in mezzo a tutti i documenti Obama abbia avuto accesso anche a questi, prima dell’inaugurazione; e allora solo ora capisco a fondo l’enfasi e il vero significato di quella frase “we do not torture”.
A chi dovesse avere il “moralismo facile” converrà poi leggere le ultime dichiarazioni degli stessi prigionieri, che ci ricordano che questi qui non sono proprio stinchi di santo, anzi.
Ma le torture non hanno aiutato la situazione. Nel medioevo c’era gente che confessava cose impossibili pur di non farsi strappare le unghie. Nella primavera del 2002 negli stati uniti c’è stata una raffica di “stati d’allerta” per attacchi terroristici poi risultati inesistenti, perchè dall’altra parte del mondo un uomo si inventava risposte per potere sdraiarsi una volta mezz’ora (sul cemento). Durante il resto della settimana, giorno e notte, erano tenuti in piedi con i polsi ammanettati ad una barra sopra la testa - sempre naturalmente nudi, e spruzzati di acqua fredda se si addormentavano. E altro, che non ho il coraggio di scrivere. Un paio di mesi fa l’ex-vicepresidente Cheney disse che l’autorizzazione di queste tecniche (che, ci dice il giornalista, erano note in dettaglio - addirittura mimate alla casa bianca con Cheney, Ashcroft e compagnia) era una cosa assolutamente evidente, e fuori di discussione (”a no-brainer”).
A naked man chained in a small, very cold, very white room is for several days strapped to a bed, then for several weeks shackled to a chair, bathed unceasingly in white light, bombarded constantly with loud sound, deprived of food; (…)
Il disagio che pervade il lettore è Kafkiano, ma non è il frutto di finzione narrativa. Anzi, il lessico degli ufficiali del CICR è asciutto, quasi senza commenti. E, nei pochi commenti, impietoso: se, come in questo documento, il CICR usa parole come “tortura” e “condizioni inumane”, sta praticamente emettendo una sentenza con valore legale.
La frase conclusiva dell’articolo riassume bene il pantano in cui l’amministrazione della “guerra voluta da Dio” e dei “valori americani” ha lasciato la nazione: “By deciding to torture, we freely chose to embrace the caricature they had made of us. The consequences of this choice, legal, political and moral, now confront us. Time and elections are not enough to make them go away.”
(”Decidendo di torturare, abbiamo scelto di abbracciare la caricatura che essi avevano fatto di noi. Ora dobbiamo confrontarci con le conseguenze legali, politiche e morali di questa scelta. Né il tempo né le elezioni le possono cancellare.”)
Commenti (Nessun commento)
Non ci sono ancora commenti a questo post.
Scrivi un commento.